16 ottobre 1943: Roma ricorda la deportazione degli ebrei romani

setimia-spizzichino

Settantatre anni fa  Roma visse un’alba tragica, che non si può dimenticare: fra i vicoli antichi del Portico d’Ottavia, i nazisti strapparono dalle loro case le famiglie degli ebrei romani, per destinarli alla deportazione e alla morte nei campi di sterminio. Erano in 1.024 uomini, donne, bambini, anziani, colpevoli solo di essere oggetto del disegno omicida del Terzo Reich.

Da quel viaggio nell’inferno dell’umanità tornarono solo in sedici, papa camerino4l’unica donna era Settimia Spizzichino, che dedicò il resto dei suoi giorni a far conoscere quell’orrore. Oggi, dopo tanti anni, molti testimoni sono scomparsi: ricordiamo fra questi Enzo Camerino,  spentosi il 2 dicembre 2014 nel giorno del suo ottantaseiesimo compleanno, in Canada dove da anni risiedeva con la sua famiglia; poche settimane prima era stato a Roma proprio per celebrare la ricorrenza del 16 ottobre con la Comunità di Sant’Egidio. Non aveva ancora 15 anni quando insieme a tutta la sua famiglia venne deportato ad Auschwitz. Lo ricordiamo testimone instancabile; con parole semplici e dirette rcopyright Comunità di Sant'Egidioiusciva a colpire i giovani a cui con passione raccontava le tragedie che aveva vissuto, trasmettendo anche una memoria pacificata da cui era escluso il risentimento. Spesso ricordava le parole che il padre gli aveva detto ad Auschwitz: ‘Non odiare mai nessuno’. Ricordiamo Mario Limentani, anche lui scomparso,  divenuto testimone vincendo la sua introversione e riservatezza per amore dei più giovani.   E altri, meno conosciuti, come Aurora Tedeschi o Celeste Sonnino, incontrati per le strade di Roma  in questi anni di amicizia con la Comunità ebraica. Insieme a loro è doveroso ricordare anche i tanti, non ebrei, che li hanno aiutati in quei giorni a sfuggire alla razzia, offrendo riparo e sostentamento nei mille modi descritti nel bellissimo libro di Andrea Riccardi “L’inverno più lungo”

( Laterza, 2008).

Fra questi eroi “nascosti” ricordiamo Marisa Gigli- Saulle, anche lei scomparsa,  che aMarisa Giglill’epoca dei fatti abitava con la sua famiglia a Testaccio e nascose in casa due giovani ebrei,  che si nascondevano dalle SS. In età adulta l’incontro con la Comunità di Sant’Egidio, nel quartiere periferico di Primavalle, l’aiuto offerto ai poveri, le visite agli anziani soli degli istituti, hanno rappresentato per Marisa la strada maestra  per la salvezza, propria e altrui. O Assuntina Pignatelli, che difese i figli della famiglia Fiorentino, da cui era a servizio, durante gli interrogatori a Via Tasso, non rivelando dove erano nascosti.

Chiunque salva una vita salva il mondo intero ( Talmud babilonese)

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *