La Comunità di Sant'Egidio presenta: Viva gli Anziani! Un nome che sintetizza una filosofia di fondo: un'idea positiva della terza età per dire che la vita degli anziani ha un grande valore e che: meno male che gli anziani ci sono !”. Viva gli Anziani! significa: un augurio di lunga vita per tutti. (continua)

Concorso

In occasione della Festa dei Nonni... la Comunità di Sant'Egidio lancia il concorso "Chi trova un nonno trova un tesoro", aperto al contributo di chiunque voglia segnalare la storia di un'anziana o un anziano , diventati “nonni” per  gli altri ...     

martedì 15 aprile 2014

Continuando a parlare di cohousing.... un esempio di eccellenza a Torino

Housing sociale e cohousing: due definizioni e due piste di lavoro che la Compagnia di San Paolo di Torino conosce molto bene, tanto da avervi dedicato un suo programma specifico, appunto il Programma Housing, nato nel novembre 2006, per rispondere con progetti innovativi alla domanda abitativa di chi si trova in una situazione temporanea di vulnerabilità sociale ed economica e contribuire alla definizione di una nuova cultura dell’abitare sociale. Il Programma Housing opera sia sperimentando in modo diretto la realizzazione di nuovi modelli di housing sociale, sia attraverso il sostegno e la promozione di progetti abitativi sviluppati da altri soggetti del territorio. Quindi un tema importante, su cui si gioca il futuro delle nostre città, e insieme una modalità di intervento in linea con direttive europee, che valorizzano le partnerships  "Public/Private", per lo sviluppo di nuove imprenditorialità anche nel campo dell'inclusione sociale. L'esperienza della Compagnia di San Paolo in questo settore rappresenta un'eccellenza sia per la progettualità innovativa che per le realizzazioni, che coniugano all'utilità sociale il gusto per la bellezza dei luoghi, pensati per un'ecologia della città e dei suoi spazi.

mercoledì 9 aprile 2014

La storia di Arthur ovvero la salvezza viene da un portiere....

La storia di Arthur, ultraottantenne di New York, recentemente riportata in un interessante articolo dal “Messaggero” offre uno spunto interessante sul potenziale ruolo che i portieri possono svolgere a protezione degli anziani. E’ stato proprio il portiere infatti a salvare Arthur che, colto da un malore mentre era da solo a casa, non era riuscito a chiedere aiuto. Arthur aveva infatti l’abitudine di scambiare ogni giorno due parole con il portiere Raul. Questi notando che da vari giorni l’anziano amico non usciva di casa si è allarmato. La fortuna ha voluto che Raul avesse seguito i corsi di “riconoscimento di rischio e abusi contro gli anziani”.

mercoledì 2 aprile 2014

"La casa del tempo perduto": messaggi in bottiglia dalla casa di riposo

Una fitta corrispondenza unilaterale fra madre e figlia dalla casa di riposo: questo in sintesi la trama del bel romanzo di Anna Maria Zanchetta "Dalla casa del tempo perduto", edito da Editrice Veneta - Vicenza 2012. L'autrice del volume sembra conoscere molto a fondo le pieghe della vita della casa di riposo e le descrive con il tono graffiante e struggente di una madre, finita lì per decisione della figlia, alla quale dichiara già dalle prime pagine di non aver perdonato questa scelta. Ne mette in luce le contradizioni, le ipocrisie, ma anche i legami forti e inaspettati, che si vengono a creare fra persone sconosciute e indesiderate fino a poco tempo prima. Descrive le storture della burocrazia: i controlli di qualità che non sortiscono altro effetto, che essere a loro volta destabilizzanti per gli ospiti della struttura, le omissioni e tanto altro. Ma quello che colpisce più di tutto è il racconto delle storie degli anziani: descrizioni di un naufragio umano con tanti coprotagonisti, primi fra tutti i figli, che quasi sempre caldeggiano, consigliano o impongono la scelta della casa di riposo, adducendo motivi di opportunità e di organizzazione. Nell'ultima amara lettera che la madre scrive alla figlia, leggiamo tutto il dolore di una generazione, che si sente tradita e che svela il segreto di tanta paura della vecchiaia: "Noi siamo diventati uno specchio, lo specchio delle vostre coscienze. Siamo diventati voi domani. Per questo vi facciamo paura" e richiama le generazioni più giovani alla loro responsabilità.

lunedì 31 marzo 2014

Novità dalle case di riposo romane: la voglia di cambiare diventa una "lista dei desideri" da realizzare


Ovvero quando dai frutti amari dell'isolamento e della disperazione può nascere un sogno di cambiamento: questo forse in sintesi è quello che sta accadendo fra le mura dell'antico ospizio di "Santa Margherita" a Roma, oggi casa di riposo per anziani, dove il ripetersi di fatti tragici, frutto di solitudine, di povertà e di scarse prospettive, ha suscitato un piccolo "tsunami" nelle coscienze di tutti: la direzione ed il personale della struttura, gli stessi ospiti e i tanti fra amici e volontari, che frequentano l'istituto, si sono fermati a chiedersi cosa cambiare per assicurare ai tanti anziani ospiti della struttura maggiori garanzie e qualità dei servizi offerti.
Foto ricordo alla serata all'Auditorium Parco della Musica
Da questa prima riflessione è nato un documento, redatto in maniera collegiale dagli ospiti, che richiede alcuni cambiamenti, anche di carattere strutturale. Ma questo percorso di autocoscienza non si è fermato qui: abbiamo voluto raccogliere idee e proposte per attività da realizzare all'interno e all'esterno, per vincere l'isolamento, che sembra essere la faccia peggiore del vivere confinati in istituto.
Ne è nata una vera e propria "lista dei desideri", come quelle che ci propongono i migliori siti di e-commerce sulla rete: Anna Maria ed Anna (due ospiti della casa) hanno redatto una lista di attività di realizzare, con a fianco i nomi dei partecipanti. 

mercoledì 26 marzo 2014

All in Twiligth - tutto in penombra: in una raccolta di scatti l'esperienza dell'accompagnare

Foto estratta dalla raccolta "All in Twilight - tutto in penombra"
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La raccolta di foto “All in Twilight” di Antonio De Luca descrive con immagini gli ultimi giorni di vita di suo padre, malato di una grave malattia. In un tempo in cui si dibatte sulla vita degli anziani e sulla fragilità degli ultimi giorni dell’esistenza di un uomo e di una donna, questa raccolta suggerisce una riflessione. Nelle sue foto non c’è timore di scatti che parlano anche di una realtà vera, dura, fatta di ospedale, medicine, sofferenza: quello che risalta è il rapporto fra padre e figlio, un amore che umanizza, il vero antidoto contro la paura che porta ad allontanare gli anziani o ad allontanarsi dalla loro sofferenza.