Il 2 ottobre si celebra in Italia la Festa dei Nonni, istituita con la legge n. 159 del 31 luglio 2005 per riconoscere “l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”. La data coincide, nella tradizione cattolica, con la festa degli angeli custodi: una vicinanza che dice molto del ruolo discreto, fedele e prezioso che tanti nonni svolgono nella vita dei più piccoli e delle famiglie.

Oggi parlare dei nonni significa certamente parlare di un aiuto concreto. In molte famiglie sono loro ad accompagnare i bambini a scuola, ad accudirli nei pomeriggi, a dare una mano nei compiti, a intervenire nelle piccole emergenze quotidiane. Una recente indagine Censis, Essere genitori oggi, conferma quanto i nonni siano spesso il primo riferimento per i genitori che ricevono sostegno nella cura dei figli.

Anche questo aiuto ha un valore enorme, sociale ed economico. Il Rapporto Censis 2025 ricorda che il 43,2% dei pensionati garantisce regolarmente aiuti economici a figli, nipoti o parenti, e che il 61,8% ha dato, o prevede di dare, un contributo per spese importanti, come l’anticipo per l’acquisto di una casa. Ma sarebbe riduttivo celebrare i nonni solo per ciò che fanno, per il tempo che offrono o per le risorse che mettono a disposizione.

La Festa dei Nonni ci parla prima di tutto di un legame. Un legame tra generazioni diverse, che oggi non possiamo dare per scontato. La solitudine, infatti, non riguarda solo gli anziani. Cresce anche tra i giovani, attraversa le famiglie, indebolisce i quartieri, rende più povere le nostre città. Per questo il rapporto tra nonni e nipoti non è soltanto un ricordo affettuoso o una bella immagine familiare: è una delle forme più concrete con cui una società ricostruisce fiducia, continuità, appartenenza.

I nonni trasmettono memoria, pazienza, racconti, gesti semplici. Aiutano i bambini e i ragazzi a sentirsi parte di una storia più grande. Ma anche i nipoti, con la loro presenza, aiutano gli anziani a restare dentro la vita, a non essere messi da parte, a sentirsi ancora attesi, cercati, necessari. L’alleanza tra generazioni non è a senso unico: fa crescere i giovani e sostiene gli anziani.

Questa alleanza, però, va custodita e ricostruita. Non basta evocarla una volta all’anno. Molti anziani, soprattutto quando avanzano nell’età, rischiano di vedere restringersi poco a poco la propria vita: meno uscite, meno visite, meno relazioni, più tempo trascorso da soli in casa. L’Istat ricorda che in Italia le famiglie composte solo da persone di 65 anni e più sono quasi 6,9 milioni, oltre un quarto del totale, e che le persone sole con almeno 75 anni sono 2,7 milioni. Inoltre, tra gli anziani soli una quota non trascurabile dichiara di non avere nessuno su cui contare: un segnale che la solitudine non è solo una condizione abitativa, ma una ferita relazionale.

Da molti anni la Comunità di Sant’Egidio, anche attraverso il Programma Viva gli anziani!, richiama l’attenzione proprio su questo punto: gli anziani non hanno bisogno solo di servizi, ma di legami. Hanno bisogno di cura, certamente, ma anche di visite, telefonate, amicizia, ascolto, prossimità. La solitudine non si combatte solo con prestazioni, ma con una rete umana che riconosce ogni persona come preziosa.

Per questo la Festa dei Nonni è un’occasione per dire grazie, ma anche per assumere una responsabilità. Ringraziare i nonni significa riconoscere tutto ciò che hanno dato e continuano a dare; stare loro accanto significa restituire, almeno in parte, l’affetto ricevuto. Significa anche scegliere che nessuno invecchi da solo.

Celebrare i nonni, allora, vuol dire celebrare il legame tra generazioni. Un legame fragile, oggi da ricostruire, ma indispensabile per tutti. Perché i bambini e i giovani hanno bisogno degli anziani per crescere con radici, memoria e fiducia. E gli anziani hanno bisogno dei più giovani per continuare a vivere dentro una storia condivisa, non ai margini della società.

Una città che sa custodire i suoi nonni è una città che sa custodire anche il futuro.