Il romanzo Quando le gru volano a sud dell’autrice svedese Lisa Ridzén racconta in modo toccante la quotidianità dell’anziano Bo, che soffre terribilmente la solitudine nella sua casa vicino al bosco. L’autrice per scriverlo si è ispirata agli appunti di suo nonno consegnati alla famiglia dall’équipe di cura domiciliare, dopo la sua scomparsa. Ed effettivamente il romanzo sa affrontare il tema della vecchiaia in modo molto realista, mettendo in luce il pensiero e le preoccupazioni di un anziano.

La lentezza del racconto in prima persona risulta essere molto coerente con il ritmo lento che contraddistingue le giornate di tanti anziani. Bo può rimanere a vivere a casa propria protetto da un sistema di assistenza domiciliare molto efficiente. Il romanzo mette in luce il funzionamento del sistema di welfare svedese, grazie al quale la metà della popolazione over 65 continua a vivere a casa propria, ricevendo servizi di cura e supporto personalizzati erogati direttamente dal proprio comune di residenza. La quotidianità di Bo risulta dunque scandita dalle continue visite degli operatori domiciliari, che alleggeriscono con la loro presenza molti problemi quotidiani, provvedendo alle esigenze personali, alla pulizia della casa e alla preparazione dei pasti.

Il libro si sviluppa come un diario, dedicato alla moglie, che copre l’arco temporale di cinque mesi: a tratti il racconto malinconico della vita trascorsa, intervallato da pagine intere che raccolgono lo sfogo di Bo per un corpo che invecchia ed impone di chiedere aiuto. Bo si confronta con il declino delle forze e non si sente più padrone delle proprie scelte e delle proprie giornate. Il commento di Bo “le mie parole roche non hanno più la presa di un tempo” le possiamo immaginare sulla bocca di tanti anziani che si sentono irrilevanti e poco interessanti in un mondo dove tutti corrono e pochi hanno la pazienza di fermarsi per dedicare tempo a chi è avanti negli anni.

Sullo sfondo il rapporto complicato con il figlio Hans, che per altro ha ricoverato in un istituto per anziani la madre confusa Fredrika. Hans si occupa con meticolosità di tanti aspetti pratici, come compare il cibo per il padre, pagare le bollette e buttare l’immondizia, ma fatica a capire i bisogni dell’anziano Bo. È frettoloso ed imbarazzato di fronte alle crescenti esigenze di aiuto del padre. Pesano le tante incomprensioni di una vita: la durezza del padre è svanita con la vecchiaia ma rimane la fatica a parlarsi e confidarsi.

Bo, inoltre, non si è mai abituato all’assenza della moglie e ne sente la mancanza. Fredrika da tempo non riconosce più nessuno e Bo è preoccupato a saperla sola in un luogo estraneo.

Infine, Bo è arrabbiato con Hans che vuole portargli via Sixten, il suo cane, perché si è convinto che un quasi novantenne non sia in grado di prendersene cura. Non comprende che Sixten rappresenta una compagnia importante, che riempie almeno un poco il vuoto di intere giornate trascorse in solitudine, ad eccezione delle visite degli operatori domiciliari e del vecchio amico Ture. Al centro del racconto si dipana il complicato rapporto padre-figlio che un poco alla volta trova il modo di ricomporsi attraverso le visite e le conversazioni tra i due.